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18 feb 2026

Good Morning: Analisi Biomeccanica, Benefici Funzionali e Protocollo Tecnico per l'Esecuzione Corretta

Abstract

Il Good Morning (GM) è un esercizio di potenziamento muscolare ampiamente adottato nell'ambito del Powerlifting e della preparazione atletica avanzata. Nonostante la sua efficacia documentata nel rafforzamento della catena cinetica posteriore — in particolare dei muscoli erettori spinali, ischiocrurali e glutei — la letteratura empirica e l'osservazione sul campo indicano che una percentuale stimata tra il 70% e il 90% degli atleti non principianti esegue l'esercizio in modo biomeccanicamente scorretto, esponendosi a rischi di sovraccarico lombare e lesioni articolari. Il presente articolo analizza le basi anatomiche e biomeccaniche dell'esercizio, ne descrive le indicazioni metodologiche e illustra tre parametri tecnici fondamentali per un'esecuzione sicura ed efficiente.


1. Introduzione e Definizione dell'Esercizio

Il Good Morning deve il suo nome caratteristico all'analogia visiva tra il movimento eseguito dall'atleta — un'inclinazione profonda del busto verso il basso con il bilanciere posizionato sulle spalle — e il gesto di inchino formale di saluto. Classificato tra gli esercizi propedeutici allo squat e allo stacco da terra, il GM si configura come un movimento ad apertura dell'anca (hip hinge) che sollecita in modo primario la muscolatura posteriore del tronco e degli arti inferiori.

Dal punto di vista della periodizzazione dell'allenamento, l'esercizio trova impiego tanto nelle fasi di accumulo ipertrofico quanto in quelle di intensificazione neuromuscolare, con adattamenti specifici a seconda dell'obiettivo: aumento del volume muscolare degli ischiocrurali e dei glutei, miglioramento della stabilità lombo-pelvica, oppure ottimizzazione del pattern motorio del deadlift competitivo.


2. Anatomia Funzionale e Muscoli Coinvolti

L'esecuzione corretta del Good Morning coinvolge in modo sinergico i seguenti distretti muscolari:

•      Erettori spinali (iliocostale, longissimo, spinoso): muscolatura primaria di stabilizzazione isometrica durante la fase eccentrica.

•      Bicipiti femorali, semimembranoso e semitendinoso (hamstrings): principali agonisti nel controllo eccentrico dell'inclinazione e nel ritorno concentrico.

•      Grande gluteo: coattivato nella fase di estensione dell'anca.

•      Muscolatura del core (trasverso addominale, obliqui interni/esterni): ruolo stabilizzante intra-addominale essenziale per la protezione della colonna vertebrale.

Studi di elettromiografia superficiale hanno documentato un'attivazione degli ischiocrurali superiore rispetto al Romanian Deadlift in determinate fasce angolari del movimento, rendendo il GM uno strumento particolarmente prezioso per atleti che presentano carenze specifiche in questi segmenti.


3. Razionale d'Impiego: Perché Inserire il Good Morning nel Programma

I principali obiettivi metodologici che giustificano l'inserimento del GM in un programma di allenamento strutturato sono:

3.1 Potenziamento dello Stacco da Terra

Il GM replica il pattern biomeccanico del deadlift nella fase critica di transizione dall'angolo di ginocchio a quello dell'anca, allenando specificamente la capacità di mantenere la schiena in posizione neutra sotto carico. Diversi programmi di Powerlifting avanzato — tra cui metodologie derivate dalla scuola russa e westside — includono il GM come esercizio accessorio per il trasferimento diretto di forza sullo stacco.

3.2 Rafforzamento Strutturale della Colonna Vertebrale

Il carico posizionato sul trapezio durante il GM impone una domanda di stabilizzazione agli erettori spinali significativamente maggiore rispetto a esercizi eseguiti in posizione eretta. Questo stimolo adattivo, se somministrato progressivamente e con tecnica corretta, produce una ipertrofia e un aumento della resistenza alla fatica della muscolatura paravertebrale, riducendo il rischio di infortuni da sovraccarico funzionale.

3.3 Sviluppo Muscolare degli Arti Inferiori

A differenza di esercizi di isolamento per gli ischiocrurali (leg curl), il GM sollecita la muscolatura posteriore della coscia in un contesto funzionale e multi-articolare, promuovendo adattamenti neuromescolari di maggiore trasferibilità alla prestazione sportiva e alle attività quotidiane.


Nota metodologica: Nonostante i benefici documentati, le osservazioni condotte in contesti di palestre commerciali e amatoriali suggeriscono che circa il 90% degli atleti esegua il Good Morning con errori tecnici rilevanti. Questa discrepanza tra il potenziale dell'esercizio e la sua effettiva applicazione rende indispensabile un'analisi tecnica dettagliata.


4. Protocollo Tecnico: I Tre Parametri Fondamentali

L'analisi biomeccanica del Good Morning identifica tre aree critiche che determinano la distinzione tra un'esecuzione sicura ed efficace e una potenzialmente lesiva. Ciascun parametro viene di seguito descritto con riferimento all'errore più comune e alla sua correzione.

Tecnica 1 — Asse di Rotazione: Anche vs. Colonna Vertebrale

L'errore più diffuso nell'esecuzione del Good Morning consiste nell'utilizzare la colonna vertebrale come asse primario di rotazione, producendo una flessione del rachide sotto carico (flexion under load). Questo pattern genera forze di taglio sulle vertebre lombari proporzionali all'entità del carico e all'angolo di inclinazione, aumentando esponenzialmente il rischio di erniazione discale e lesioni ai legamenti interspinosi.

L'esecuzione corretta prevede che il movimento avvenga esclusivamente attraverso la rotazione dell'articolazione dell'anca (hip hinge), mantenendo la colonna in posizione neutra per tutta la durata del gesto. Questa distinzione — sintetizzabile nel principio "anche, non schiena" — è il fattore singolo più determinante per la sicurezza dell'esercizio.

Indicatore pratico: un atleta che esegue correttamente il GM mantiene una curva lombare fisiologica (lordosi) visibile durante tutta la fase eccentrica. La scomparsa di tale curva — o peggio, la comparsa di una cifosi lombare — segnala il superamento del range di movimento sicuro o l'utilizzo di carichi eccessivi rispetto alla capacità di stabilizzazione attuale.

Tecnica 2 — Posizionamento del Bilanciere: Trapezi vs. Collo

La posizione del bilanciere sulle spalle costituisce il secondo parametro critico. Le osservazioni sul campo indicano che circa il 70% degli atleti posiziona il bilanciere direttamente sul collo — analogamente a ciò che accade con una posa alta del bilanciere mal eseguita nello squat — invece di appoggiarlo sul muscolo trapezio nella sua porzione superiore-mediale.

Il posizionamento scorretto sul collo determina: (1) compressione diretta sulle vertebre cervicali, strutturalmente non predisposte a sostenere carichi assiali elevati; (2) instabilità del bilanciere durante il movimento, con aumento del momento torcente imprevedibile; (3) dolore acuto o cronico a livello cervicale, spesso erroneamente attribuito al sovraccarico generale.

La posizione corretta prevede il contatto del bilanciere con la muscolatura del trapezio superiore, creando una piattaforma muscolare naturale che distribuisce il carico in modo fisiologico e garantisce stabilità durante la fase di inclinazione. L'atleta deve contrarre attivamente i muscoli scapolari prima di caricare il bilanciere, creando la "mensola" muscolare necessaria.

Tecnica 3 — Attivazione del Core: Massima vs. Assente

Il terzo parametro tecnico riguarda la pressione intra-addominale (PIA) e la co-contrazione del core durante l'esercizio. La PIA è il meccanismo fisiologico primario di protezione della colonna vertebrale durante il sollevamento: l'aumento della pressione all'interno della cavità addominale, prodotto dalla contrazione simultanea del diaframma, del pavimento pelvico e dei muscoli del tronco (in particolare il trasverso addominale), crea un cilindro rigido attorno alla colonna che riduce significativamente le forze di compressione e taglio sul rachide lombare.

L'esecuzione del GM con core rilassato — errore particolarmente comune nella fase di risalita, quando l'atleta rilascia prematuramente la tensione addominale — priva la colonna del suo principale meccanismo protettivo proprio nel momento in cui le forze meccaniche sono maggiori.

Il protocollo corretto prevede una manovra di Valsalva parziale prima dell'inizio del movimento, mantenuta per tutta la durata della ripetizione: inspirazione profonda, chiusura della glottide e attivazione simultanea di tutta la muscolatura del tronco. Il core deve essere "contratto al 100%" dall'inizio alla fine di ogni ripetizione; solo al termine di ogni singola ripetizione (in posizione eretta) è consentita una breve fase di rilascio per la ventilazione.


5. Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Il Good Morning rappresenta uno degli esercizi più efficaci e al tempo stesso più fraintesi nella pratica del Powerlifting e della forza in generale. La sua natura biomeccanica complessa — che richiede la coordinazione simultanea di mobilità dell'anca, stabilità lombare, attivazione del core e corretto posizionamento del carico — lo rende vulnerabile a errori di esecuzione con conseguenze potenzialmente serie per l'integrità strutturale dell'atleta.

I tre parametri tecnici descritti — rotazione delle anche anziché della schiena, posizionamento del bilanciere sui trapezi, e massima attivazione del core — non sono elementi accessori di rifinitura, ma requisiti fondamentali che determinano la differenza tra un esercizio terapeutico e uno potenzialmente lesivo. La loro padronanza deve precedere qualsiasi progressione dei carichi.

Dal punto di vista metodologico, si raccomanda di introdurre il GM esclusivamente dopo che l'atleta abbia dimostrato piena padronanza dell'hip hinge a corpo libero e con carichi moderati, e di procedere alla progressione dei volumi e delle intensità in modo graduale e supervisionato. L'integrazione di questo esercizio in un percorso strutturato di Powerlifting — che include la valutazione periodica della tecnica esecutiva — costituisce la condizione ottimale per massimizzarne i benefici minimizzando i rischi.


Riferimenti Bibliografici

Cholewicki, J., & McGill, S. M. (1996). Mechanical stability of the in vivo lumbar spine: Implications for injury and chronic low back pain. Clinical Biomechanics, 11(1), 1–15.

McGill, S. M. (2015). Low Back Disorders: Evidence-Based Prevention and Rehabilitation (3rd ed.). Human Kinetics.

Schoenfeld, B. J. (2010). Squatting kinematics and kinetics and their application to exercise performance. Journal of Strength and Conditioning Research, 24(12), 3497–3506.

Vigotsky, A. D., & Bryanton, M. A. (2016). Relative muscle contributions to net joint moments in the barbell back squat. ISBS Conference Proceedings Archive.

Westside Barbell (2003). The Westside Book of Methods. Westside Barbell Publications, Columbus, OH.

Zatsiorsky, V. M., & Kraemer, W. J. (2006). Science and Practice of Strength Training (2nd ed.). Human Kinetics.

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